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ENEA: uno Statuto per un uomo solo al comando. Ignorati i sindacati. Ferita la comunità scientifica

Presa di posizione unitaria. È mancata anche l’informazione preventiva.

23/02/2017
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Il 21 febbraio scorso siamo stati convocati di urgenza dall'ENEA sui temi Statuto e regolamenti. Il Cda, infatti, intendeva dare una improvvisa accelerazione alla loro approvazione. Non sono noti i motivi di questa accelerazione, ma vi è una coincidenza con l’improvvisa instabilità dell’attuale quadro politico. Parliamo di testi importanti e decisivi per il funzionamento dell'ENEA dopo l'uscita dal lungo commissariamento. La prima proposta di statuto dopo il recente DL 218/2016 sugli EPR è stata presentata in maniera approssimativa alle OO.SS prima della sua approvazione del C.d.A. avvenuta il 22 dicembre 2016, cestinando come prassi di questo vertice ogni osservazione costruttiva.

Come dovuto il testo approvato dal CdA,  a tutt'oggi comunque non conosciuto, è stato inviato al ministero vigilante per il previsto parere di "merito e di legittimità". Su quanto rappresentatoci, comunque,  abbiamo voluto esprimere unitariamente un parere (allegato con data 24 gennaio) che abbiamo inviato in attenzione al MISE, mettendo in rilievo alcuni punti critici sia di impianto complessivo (accentramento personale dei poteri anomalo per un ente pubblico), ma anche relativamente alle modalità di introduzione del Consiglio scientifico, organismo che i vertici dell’ENEA non hanno mai voluto prendere in considerazione, ma che ora ci si trova costretti ad attivare grazie alla nuova  legge. Come si intende istituirlo? Si attiva il piano B, depotenziare il nuovo organismo!

L'ENEA ha dichiarato verbalmente che a grandi linee  la proposta di statuto ricalcava il precedente testo varato dal CdA appena insediatosi nella primavera scorsa, quindi prima   del DL  268/2016, che impone, invece, una ridefinizione e un adeguamento degli statuti ai nuovi indirizzi. Tali indirizzi richiamano, a differenza dal passato, in modo evidente (sin dall’articolo 2)  ad un modello più partecipato e trasparente, con l’esplicita 'applicazione vincolante della Carta dei Europea dei ricercatori. Un indirizzo sostanzialmente ignorato dai vertici ENEA.

Queste tematiche sono oggetto di informazione preventiva dovuta alle organizzazioni sindacali, anche se con solo valore consultivo. Le organizzazioni sindacali hanno più volte sottolineato che, anche in un ruolo solo consultivo,  l'informazione deve essere esauriente e trasparente. Lo stesso protocollo delle relazioni sindacali sottoscritto tra le parti prevede la consegna della documentazione necessaria. Come si fa a dare un parere su un documento madre come quello dello Statuto se non si conosce il testo integrale che si intende adottare. Appare evidente che parliamo di testi nei quali i dettagli e persino le virgole possono essere rilevanti. Anche i Presidenti degli EPR, come le organizzazioni sindacali,  hanno potuto esprimere un  parere, peraltro non obbligatorio, sullo stesso decreto 218 nelle varie bozze che venivano consegnate in itinere. Questo vale anche per altri decreti, magari presentati con la dicitura "in bozza". Immaginiamo, quindi, che anche il Presidente dell'ENEA abbia preteso un testo, e non una generica informazione, sul quale fornire pareri e suggerire modifiche. Ribadiamo: non vi era nessun obbligo di fornire testi in bozza, ma vi era, in quel caso, la volontà di coinvolgere tutte le parti interessate, in un clima di rispetto reciproco e considerando i fruitori  finali delle decisioni che si andavano a prendere.  Ma all'ENEA questa prassi comune anche a tutti gli EPR non viene presa nemmeno in considerazione. L'informazione preventiva alle OO.SS è solo una fastidiosa prassi che il vertice ENEA è costretto ad applicare da ingombranti norme esterne.

Per altro da fonti Mise apprendiamo che già nel primo testo di statuto vi erano state osservazioni almeno da parte del MEF che l'ente, se ciò fosse confermato, non  ha mai evidenziato. Abbiamo inviato il 16 febbraio, in vista dell'incontro urgente richiesto una nota unitaria per poter svolgere al meglio il nostro ruolo, quindi la richiesta di una documentazione adeguata. Riteniamo che soprattutto in un ente di ricerca e di alta specializzazione il buon senso vorrebbe che si evitassero fratture con il personale. La nota del 16 febbraio (in allegato) è stata completamente ignorata e peraltro scadendo i termini per le previste osservazioni del MISE e del MEF sulla proposta, non ci sono state consegnate le note di questi due ministeri né sono state messe all’ordine del giorno dell’incontro. Abbiamo pertanto consegnato una nota unitaria all'inizio dell’incontro che non consideriamo, quindi, conforme alle norme. Ma soprattutto si evidenzia una ulteriore dannosa prova di insensibilità da parte di un vertice sempre più dirigistico e accentratore.

Appare evidente che le norme sulla rappresentatività sono valide non solo per la gli accordi contrattuali, ma per tutta la gamma delle relazioni. Infatti nel contratto nazionale vi è un capitolo unitario sulle relazioni sindacali  e sui soggetti legittimati che riguardano informazione, contrattazione, concertazione. E comunque non abbiamo avuto il testo che l’Ente intendeva proporre al CdA. Questi atteggiamenti in realtà non denotano solo aspetti di governance inadeguata per un ente di ricerca,  ma vengono ormai associati alle crescenti preoccupazioni per gli aspetti programmatici i cui esiti risultano molto al di sotto delle aspettative.

In allegato si confermano le valutazioni sindacali che evidenziano l’assenza di quel modello partecipativo auspicato dalla Legge e dal Parlamento. Ci risulta che anche dal MISE e MEF siano arrivate osservazioni sul modello di governance. Abbiamo una situazione in cui nel secondo ente italiano di ricerca il Presidente è contemporaneamente Direttore Generale e Presidente del Consiglio Scientifico (non può essere peraltro se DG).

Questo strappo non altera tanto le relazioni sindacali, ma rappresenta una assenza di rispetto per le migliaia di lavoratrici e lavoratori che grazie al loro lavoro, spesso osteggiato da un eccesso di ostacoli interni, riescono a garantire anche gli stipendi di tutti, compreso il vertice.

Se il CdA ignorerà queste valutazioni, se il CdA adotterà il modello di Consiglio scientifico in cui per esempio tra la parte nominata sono previsti non personalità ad alta competenza dei settori della nostra mission, ma gli stakeholder, cioè clienti e fornitori anche potenziali, col rischio di essere quindi conosciuti personalmente (potenziali conflitti di interesse ovviamente ignorati dall’anticorruzione interna), se si prevede un meccanismo elettorale perverso per cui si disincentivano le candidature per la parte elettiva visto che si mettono i dipartimenti uno contro l’altro e quindi devono fare blocco interno per non essere esclusi, si incrementerà la distanza del vertice con la comunità tecnico-scientifica.

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