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ENEA: sulla situazione preoccupante dell’ente i sindacati chiedono un incontro urgente al ministero vigilante

Sul piano programmatico e occupazionale la situazione permane critica e i precari rischiano di essere le prime vittime.

22/09/2016
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Ci si augurava che dopo l’uscita dal Commissariamento dell’ENEA avvenuta quest’anno dopo essersi protratta dal 2009 si cominciasse a venir fuori da una situazione di permanente criticità dell’ente, alimentata anche da un disinteresse del ministero vigilante. Benché la ricerca energetico-ambientale a parole venga da tutti dichiarata strategica, e lo è di sicuro a livello internazionale, il MISE ha operato un taglio di quasi un quarto del contributo ordinario portandolo, dal 2011 ad oggi, da quasi 200 milioni a 145 milioni, mentre solo le spese del personale ammontano ad oggi a 175 milioni risentendo, esse stesse, di un calo di quasi 20 milioni in assenza di assunzioni. D’altra parte le dimissioni del precedente ministro del Ministero dello Sviluppo Economico ci avevano confermato il peso rilevante delle lobby del settore nel condizionare le scelte governative. Non è una sorpresa e di esempi ve ne sono molteplici, recenti e remoti. Per farne uno a caso, basti pensare che negli anni 80 l’ENEA aveva 5000 mila dipendenti ed era “ospitata” come sede nazionale all’interno dell’ENEL, che aveva anche un ruolo nelle scelte dell’ente. Quando sono finite le commesse sostanziose sul nucleare l’ENEA ha dovuto sloggiare e a fatica e grazie alle capacità interne è riuscito a superare le avversità e mantenere comunque un ruolo importante.

Vi è stato dalla  fine del 2015 un lungo stato di agitazione del personale, che grazie alle propria iniziativa, contro ogni pronostico, ma senza averne mai ricevuto un riconoscimento (i livelli stipendiali dell’ENEA, dati ARAN, erano nel 2009 del 7% in meno degli altri e la forbice si è allargata), era riuscito a fronteggiare con risorse acquisite nel “mercato” della ricerca la crisi finanziaria, crisi incentivata da coloro che avevano voluto distaccare l’ente da ogni legame programmatico col MIUR e il relativo Piano Nazionale della Ricerca. Nello stato di agitazione, tra le rivendicazioni, si chiedeva tra l’altro la difesa dei livelli occupazionali e un chiaro ruolo da ente di ricerca, anche nel relativo modello organizzativo. Il primo provvedimento del nuovo CdA, pur con criticità presenti, teneva conto di queste esigenze e riportava la dotazione organica dalle attuali circa 1.600 a 2.950 unità, lasciando quindi anche sperare in una soluzione positiva per il precariato presente. 

Oggi l’ente sembra rischiare di ripiombare nuovamente in una situazione di criticità sia per difficoltà nelle entrate finanziarie che si prevedevano dai livelli istituzionali sia per gli scenari foschi che il decreto attuativo dell’art.13 della legge 124/15 prefigura per gli enti di ricerca e in particolare per l’ENEA. Se questo non venisse modificato, infatti, l’ENEA dovrebbe ridurre i livelli occupazionali di circa un quarto, passando dall’importo di 175 milioni a meno di 120 milioni, giacché le assunzioni dovrebbero, secondo coloro che hanno avuto il coraggio di chiamare tale decreto “sblocca ricerca”, tener conto dell’80% dell’importo non già del bilancio  o delle spese del personale,  ma del solo secco contributo ordinario ministeriale, già prosciugato in modo considerevole negli anni, escludendo dal calcolo accordi di programma italiani e internazionali e il complesso dei progetti, che come è noto prevedono in primo luogo risorse per il personale.

Per questi motivi, per le preoccupazioni a livello occupazionale, finanziario  e ordinamentale le Segreterie nazionali della FLC CGIL, FIR CISL, UIL RUA hanno scritto, come riportato in allegato, ai vertici del ministero vigilante richiedendo un incontro sulle problematiche ENEA.

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