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ENEA: rischi di ridimensionamento del centro di Brindisi, come per gli altri centri meridionali. Preoccupati i sindacati

Tuttavia evasiva è stata la risposta dell’Enea alla richiesta di un confronto sul piano delle assunzioni, anche in vista dei bandi regionali.

27/03/2017
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Proprio mentre Il Presidente della Repubblica Mattarella il 3 febbraio scorso andava a Lecce per esaltare il ruolo della ricerca pubblica come volano per la ripresa del Mezzogiorno, mentre era in visita presso l’Università di Lecce (partner sull’innovazione tecnologica del Centro Enea di Brindisi), il vertice ENEA di fatto creava le condizioni per ridimensionare la ricerca dei centri meridionali, in questo caso del rinomato Centro Ricerche di Brindisi. Si arriva ormai a favorire, da parte di un’organizzazione tutta centralistica, soltanto i satelliti dell’ente più vicini ai centri del potere, a scapito di quelli “più lontani”, anche se spesso tecnologicamente di eccellenza.

Le organizzazioni sindacali regionali e territoriali avevano segnalato unitariamente il rischio di non accedere a importanti finanziamenti rivenienti da  bandi emessi dalla regione Puglia e alla portata dei laboratori di Brindisi. Veniva giustamente definito vantaggioso, ai fini della gara, destinare parte delle risorse regionali che si sarebbero acquisite all’utilizzo (uno per bando) di giovani, ricercatori e tecnici,  da assumere con contratto a tempo determinato (lettera in allegato)

La risposta dell’ENEA alla preoccupata lettera unitaria è arrivata … dopo la scadenza dei bandi stessi rinviando un incontro in Puglia almese di maggio! Peraltro, per quella data il piano di fabbisogno triennale formulato dall’ente, che prevede 168 assunzioni per il 2017,  forse (diciamo forse perché ormai siamo in un conflitto tutto politico tra ENEA e MISE, il cui perdurare non farebbe che danneggiare attività e precari stessi) dovrebbe essere stato approvato dal MISE e quindi a quel punto si dirà che ormai non c’è più trippa per gatti per il centro di Brindisi o al più qualche briciola per il SUD. Siamo in presenza quindi di un circolo vizioso che si è innescato: si dice, anche giustamente, che le priorità di assunzione  vanno ai precari, ricercatori e tecnici con contratti a  tempo determinato, con attenzione anche agli assegni di ricerca, ma guarda caso nel centro Enea di Brindisi non vengono consentite assunzioni a tempo determinato o con assegno (1 su 145).

Quindi delle 168 assunzioni previste in ENEA per il 2017 quante andranno nei centri di ricerca del Sud, quante a Brindisi visto che non vengono autorizzati assunzioni a TD di giovani ricercatori, neanche nel caso di bandi consistenti? I tempi determinati sono attivati solo a partire da Roma in su? Per non parlare degli assegni di ricerca: quelli a Matera sono quasi tutti senza quel rinnovo assicurato a parole.  

Insomma se quella di Mattarella voleva essere una moral suasion purtroppo non ha funzionato per l’ENEA ed occorrerà informarLo, informarLo che l’occupazione del Sud dell’ENEA perde colpi e scende al punto che l’ENEA, pur essendo il secondo ente di ricerca a livello nazionale,  nel sud è già declassato al terzo posto.

Dunque si conferma come siano intralciate dai vertici nazionali anche le poche opportunità che si hanno in loco, per i centri meridionali, offerte da parte di regioni fra le più attente allo sviluppo tecnologico, ma anche a quello occupazionale di qualità. In questo caso ci riferiva  ai bandi della regione Puglia certamente alla portata del centro ENEA di Brindisi, che invece l’ENEA, non prevedendo nel SUD assunzioni a TD, corre di nuovo il rischio, anche in altri bandi,  di regalare ai vari  competitori. 

Il Centro Enea di Brindisi fino all’ultima gestione dell’Ente, aveva una Unità che godeva di autonomia ed era, in proporzione ai dipendenti, il centro di ricerca meridionale che più spiccava nell’ambito dell’”obiettivo uno”, cioè del criterio principale utilizzato nell’assegnazione dei fondi strutturali. Quindi vi era un interesse da parte dei nascenti dipartimenti ad assorbire l’Unità di Brindisi.  

Nell’ambito della nuova gestione di vertice subentrata in ENEA, essendo le attività tecnologiche di Brindisi, trasversali ai vari Dipartimenti che si andavano definendo, la maggioranza dei dipendenti ha visto con interesse, considerate anche le aperture della Regione Puglia in proposito, il coinvolgimento del Centro nel nascente Dipartimento Sostenibilità, anziché quello più classico, anche se più stabile, dell’Energia, anche in considerazione del fatto che lo stesso concetto di Sostenibilità approccia ad un legame territoriale più stretto.

I risultati di questa scelta promettente sul piano delle prospettive inserite nella nuova  Mission dell’ENEA, si sono rilevate ben presto deludenti. Alla fine è sembrato che si volesse solo accentrare e controllare  le risorse e le potenzialità del Centro.

Azioni positive? No, sempre le vecchie logiche rispetto al Meridione! Gravissimo il fatto che il Centro ENEA di Brindisi perdesse una decennale autonomia scientifica di eccellenza a scapito del centro romano della Casaccia. Addirittura in questa cultura accentratrice e non partecipativa, anche la Rsu ha perso la controparte locale e quindi anche i riferimenti possibili con le amministrazioni del territorio. Infatti la controparte della RSU di Brindisi è divenuto il già responsabile del Centro Casaccia di Roma! Come si fa a dire che così si semplifica? Quando non si muove foglia senza le direzioni romane. Nessuna polemica personale, ma questi sono purtroppo i dati.

Siamo in  una situazione critica che emerge dal fatto di considerare i dipartimenti come unità a se stanti, come compartimenti stagni. In questo modo viene meno il tradizionale punto di forza dell’ente, la capacità interdisciplinare e la collegialità degli interventi che molti ci invidiavano. Così mentre altri enti imitano ormai queste metodologie, l’Enea settorializza tutto. Insomma cresce la preoccupazione per questa impostazione accentratrice, che privilegia la burocrazia allo sviluppo, che danneggia le rappresentane locali, che finisce per nuocere prima di tutto ai pochi centri meridionali che si occupano di innovazione tecnologica.

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