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ENEA: il ruolo delle RSU non si tocca

Incontro sui tagli. L’ente chiede una “cambiale in bianco” nella gestione dei tagli ai servizi.

28/06/2013
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La FLC CGIL conferma la disponibilità alla firma solo di un verbale di incontro per dare il via ai confronti decentrati e un po’ di ossigeno ai centri strangolati dai tagli. Siamo ben lontani, tuttavia, da misure che garantiscano decoro e funzionalità ai centri, per questo resta il dissenso sulla politica dei tagli, che richiede un vero cambio di rotta. Non è pensabile un accordo complessivo alle spalle delle RSU.

L’ultimo incontro che si è tenuto, previsto per il 20 giugno, aveva alla base l’impegno dell'ente, soprattutto attraverso una rimodulazione delle voci di bilancio, di alleggerire il nuovo pesante taglio 2013 ai servizi dei centri, peraltro in molti aspetti già unilateralmente operativo che ha portato i centri ai più bassi livelli di funzionalità, secondo lo slogan in voga “facciamo di più con meno”, “più il governo taglia più ci diamo da fare”.

La riapertura del tavolo era avvenuta proprio a seguito delle iniziative di contestazione delle logiche e dei criteri dei tagli, che hanno coinvolto non solo il centro della Casaccia, ma la maggioranza dei centri; larga era la richiesta di una equità, ma anche di una inversione di rotta verso nuovi approcci per far fronte alle difficoltà. Sono stati evidenziati  rilievi sulle inefficienze, sui veri sprechi, sui privilegi, sulla opacità della gestione. Sono rilievi che emergono in molte parti del paese, ma stranamente farli all’Enea è sinonimo di estremismo. Comunque resta sempre, pur permanendo i giudizi critici sulla gestione, la nostra disponibilità a facilitare ogni  misura parziale che apporti dei benefici visibili. Ci sembra, invece, che è l’Enea spesso non interessata a soluzioni pragmatiche, cosi come a scandagliare attentamente i capitoli del bilancio, ma solo ad accordi che siano veicolo di consenso. 

Prima dell’incontro era emersa con chiarezza, con pronunciamenti anche di numerose RSU, la richiesta che intese centrali non potevano comunque intaccare o condizionare le prerogative dei previsti confronti sindacali locali, ovviamente anche nel modo di ingessarne aprioristicamente gli sbocchi possibili. 

La proposta dell’ente di rimodulazione del taglio è risultata inferiore a quanto preannunciato, infatti si attestava a 240 mila euro, anziché le 300 appunto delineate nell’incontro dell’11 giugno. Una differenza apparentemente non rilevante, ma in grado di limitare qualche criticità. 

L’Enea all’inizio dell’incontro proponeva una ripartizione rigida di quelle risorse, ma si constatava che non era percorribile quella strada, sia perché precostituiva gli esiti finali dei confronti locali sia perché i calcoli erano fatti sulla base delle logiche dei precedenti tagli, i cui algoritmi sono ai più sconosciuti, anzi ancora a tutt’oggi non si conoscono ancora con esattezza i bilanci dei centri. Inoltre non si capiva perché alcuni centri erano esclusi da una rettifica del taglio prospettato. Quindi su quelle cifre si poteva convenire solo di massima, ma senza una sottoscrizione formale, al fine di aprire subito il confronto di merito e la valutazione nei centri.

Non si può chiedere al sindacato compiti non propri come quello di sottoscrivere addendum a bilanci le cui logiche di costituzione non sono conosciute o che hanno messo in evidenza criteri non condivisibili, come quella, per dirne una, di considerare (e questo l'abbiamo segnalato anche all’esterno) un costo di gestione ordinaria su cui gravare i tagli ai servizi persino gli importi della vigilanza obbligatoria, per non parlare delle politiche energetiche interne, molto discutibili. 

Pertanto ci si attestava con un testo, proposto dall’ente stesso, in cui si prendeva atto della nuova disponibilità da parte delle RSU ad una contrattazione locale, pur chiaramente dentro un quadro di risorse inadeguato rispetto alle aspettative. Invece, all’ultimo momento, alla presentazione del testo conclusivo l’Enea ha voluto inspiegabilmente cambiare tono, ritornare indietro e chiedere un mandato pieno sulle regole di ripartizione delle risorse. In pratica avendo l’Enea l’onere di operare una ripartizione delle risorse, si voleva che si sottoscrivesse da parte delle OO.SS la condivisone in bianco delle scelte che avrebbe operato. Da una parte si affermava a parole che volevano conservare l’autonomia delle rsu e delle trattative decentrate, ma dall’altra si voleva si sottoscrivessero gli importi vincolanti per tutti. Così, per fare un esempio, la RSU di Brindisi confermava come “sia prerogativa delle RSU locali la discussione e la realizzazione di accordi sui servizi aziendali locali. Ribadendo la nostra disponibilità ad aprire a Brindisi una trattativa, che riveda nei limiti del possibile, il precedente accordo locale”. Invece di un verbale di incontro, si voleva un accordo centrale e vincolante che definiva già a priori il taglio al 25%.  

Il responsabile del personale ha preferito far saltare un'intesa utile, si è alzato dal tavolo e se ne è andato. Venivano, quindi, ventilate ritorsioni nel momento in cui si sottolineava che le risorse per alleggerire i tagli (ma si tratta, appunto, solo di un ben limitato assestamento di bilancio) erano state acquisite per iniziativa dell’Unità del Personale “premendo” verso l’Unità di amministrazione. Si tratta, tuttavia, di una normale dialettica interna ad un ente. Nessuno nega che vi sia stata, dopo le proteste di molte realtà, una iniziativa dell’unità in questione verso un’altra più “rigida”, ma, trattandosi di risorse pur sempre del bilancio dell’ente e non già di risorse nuove reperite all’esterno, affermare che non sarebbero state più nelle disponibilità dei centri pare esagerato. In sostanza parrebbe inverosimile che l’amministratore centrale avendo prefigurato  in forma scritta  un assestamento di bilancio non fornisca più, per motivi a questo punto politici o di puntiglio, quelle scarse risorse ai centri. Anzi è auspicabile e sollecitiamo che l’assestamento avvenga su cifre migliorative, perché la situazione dei centri è molto più critica di quella che appare al vertice.

La FLC CGIL resta sempre interessata, così come avviene in quasi tutti gli EPR, a relazioni normali e a questioni di contenuto, ma con una accortezza, e cioè che la CGIL non può nel merito delle questioni escludere il parere dei diretti interessati. Inoltre le relazioni sindacali, se tali vogliono essere, hanno un presupposto, la correttezza e l’equidistanza.

Per la mensa del Brasimone, infine, si è riaffermato che l’intesa già a suo tempo raggiunta e inserita nel capitolato di gara va considerata a valle di un referendum del personale per consentire quindi di poter iniziare i lavori a gennaio 2014. Speriamo che questa sia l’ultima puntata della melina, giacché con la scusa del referendum (perché l’Enea non lo sollecita anche su altri temi?) nel frattempo ha reincassato lo stanziamento predisposto nel 2013.

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