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ENEA: Il Presidente Mattarella visita il Centro Ricerche della Casaccia. Al vero garante della Costituzione gli omaggi sinceri della FLC CGIL

Per Mattarella va evitata l’autarchia dell’Ente: l’ENEA diventi “un punto importante di una rete fondamentale!”. Per l’occasione nessun invito dal vertice è tuttavia pervenuto alle rappresentanze sindacali che col voto segreto rappresentano l’80% del personale. Prime valutazioni della FLC CGIL sulle sempre più evidenti criticità dell’attuale gestione dell’ente.

25/09/2018
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La visita del Presidente Mattarella ha rappresentato un significativo riconoscimento al nuovo ruolo acquisito dall’ENEA, il secondo Ente di ricerca italiano. Ancora una volta è toccato al Presidente della Repubblica, di fronte alla latitanza cronica della politica, mettere in evidenza il ruolo fondamentale che ricerca e innovazione possono svolgere nel paese, anche ai fini di dare un sostegno a quella decantata ripresa che resta tuttavia fragile strutturalmente, così che è la stessa Confindustria a dichiarare che solo il 20% delle imprese è a livelli di innovazione competitiva, mentre le altre ancora inseguono scorciatoie rifacendosi sul costo del lavoro e diritti. Tutto questo, poi,  mentre i costi energetici, diretti e quelli ambientali indiretti, incidono enormemente e negativamente, in assenza di politiche lungimiranti e con investimenti in ricerca tra i più bassi in Europa.

Gran parte della politica, compresa buona parte dell’attuale management dell’Ente di designazione politica,  anche attraverso un lungo commissariamento, voleva uno svuotamento di ruolo, di addetti, di finanziamenti, della stessa missione dell’ENEA.  Ma, con sorpresa, gran parte del personale e le organizzazioni sindacali più lungimiranti hanno ingaggiato per anni una lunga vertenza, costituita da molteplici iniziative, presidi, mobilitazioni, proposte che sono riuscite a ribaltare decisioni che sembravano ineluttabili. I tagli massicci al bilancio (circa il 30% rispetto al 2010) sono stati a fatica coperti dalle risorse aggiuntive reperite, superando grandi difficoltà, in progetti di ricerca all’esterno, dalla comunità scientifica, la quale da anni non trova tuttavia alcuna valorizzazione. La valorizzazione del personale, infatti, è l’ultimo dei pensieri di questa dirigenza, tutta tesa a politiche di consenso, camuffate da operazioni di “meritocrazia” (!).  

Oggi l’ENEA è per legge finalmente ritornato ad essere un Ente di Ricerca e Innovazione a cui sono state assegnate tematiche di grande impatto sociale come Energia, Ambiente, Sostenibilità, Efficienza Energetica, Economia circolare,  oltre ai grandi progetti della Fusione con le consistenti implicazioni tecnologiche. Sono tutti temi che per un grande Sindacato confederale come la CGIL costituiscono tematiche di vitale importanza per dare credibilità ai progetti di reali cambiamenti all’attuale modello di sviluppo di cui il paese ha bisogno.

Per questo come sindacato siamo preoccupati e non ci sottrarremo a fare la nostra parte per migliorare l’Ente, a far conoscere alle realtà istituzionali e sociali le nostre opinioni sulla situazione dell’ENEA, sulle eccellenze da valorizzare, sulle criticità da correggere. È un peccato che le relazioni interne siano tenute ai minimi termini e su tematiche di secondo piano. Ci auguriamo  che arrivi un ripensamento in tempi utili. Se persino sull’ILVA alla fine si è scelta la strada di un accordo quadro e di prospettiva con le OO.SS,  in un ente di ricerca un clima collaborativo dovrebbe essere considerato essenziale.

Perché, benché in ripresa, l’ENEA è sicuramente al di sotto delle sue potenzialità, sia per motivi di deresponsabilizzazione ministeriale e della politica, ma anche per una gestione iperverticistica e personalistica dell’attuale vertice.

A tutt’oggi, le risorse ordinarie assegnate all’ENEA non coprono nemmeno gli stipendi (unico ente pubblico a trovarsi in una simile situazione!), i quali, come detto,  sono assicurati attraverso ulteriori attività esterne di ricerca, determinando assilli permanenti per coprire il bilancio. Peraltro l’ENEA è l’unico Ente tra quelli di Ricerca che non ha usufruito di un supporto finanziario al processo di stabilizzazione dei precari. Anzi il vertice dell’Ente, ormai in totale autarchia rispetto al complesso del mondo tecnico-scientifico e rispetto alla PA, non ha insistito nemmeno a richiederli!

Ma anche gli assetti interni mostrano oggi tutti i loro limiti. Vi è uno Statuto di Ente che persino i Ministeri dell’Economia e dello Sviluppo Economico hanno definito formalmente come “eccentrico” rispetto ai normali assetti della gestione pubblica, così come definiti dal T.U. sul Pubblico Impiego, riaggiornato proprio lo scorso anno, ma ignorato dal vertice dell’ENEA, forte fino a quest’anno di sostegni esterni interessati. Vi è una concentrazione di poteri nella figura del Presidente sia di quelli di indirizzo programmatico che quelli di tipo gestionale, a cui si somma la partecipazione personale a tutte le procedure concorsuali, nonché la direzione del Consiglio Scientifico: tutto questo rappresenta il primo esempio di sovranismo estremo, che non trova riscontro in nessuna altra pubblica amministrazione di un paese democratico. Ma soprattutto è una gestione inadeguata ad  un ente di Ricerca, come d’altra parte segnala il D.lgs  218/2016 sul riordino degli Enti di Ricerca Pubblica, che assegna un ruolo decisivo alla partecipazione come alla trasparenza della gestione, tanto che si prevedono in proposito rapporti da segnalare annualmente ai Presidenti delle Camere.  Anche la Corte dei Conti a proposito di ENEA ha parlato di anomalie, e non una sola volta. La Carta dei Ricercatori è solo un richiamo rituale che lo si deve per legge. I giovani assegnisti di ricerca ricevono un trattamento inaccettabile per un Ente di eccellenza di livello europeo e l’ENEA è l’unico ente italiano che non ha ancora applicato per loro le misure previste della legge Madia. Mentre ancora è vivo lo scandalo di aver assunto ricercatori, chimici, ingegneri, ma di averli inquadrati addirittura come funzionari d’amministrazione!  Persino i canali per accedere ai Dottorati di Ricerca hanno percorsi riservati e sconosciuti ai più.

Si è costruito con solo 2.500 dipendenti un modello di gestione pseudo holding, pseudo società interne apparentemente autonome, ma che in realtà sono sempre in dualità permanente con le Direzioni Centrali, moltiplicando i ruoli gerarchici (cosicché al termine della catena i capi laboratorio hanno formalmente solo “compiti di proposta e di controllo del personale”). In una tale gestione gli incarichi di responsabilità sono stati dilatati a dismisura, senza alcun riscontro con quanto avviene negli altri enti di ricerca, diventando strumenti salariali e di mero consenso interno, che infatti si ampliano a ritmo continuo, con la logica che ogni assegnazione suscita automaticamente nuove richieste. E mentre dei propri impieghi finanziari le Università e Enti di ricerca italiani destinano al Sud  un misero 17% del totale, l’ENEA si attesta ad un ridicolo 6%, grazie ad una azione di centralizzazione senza precedenti delle risorse e delle responsabilità, riuscendo ad incrinare quello che tutti invidiavano dell’Ente, cioè l’interdisciplinarità e penalizzando a mero ruolo periferico i Centri diffusi in tutta Italia.

La visita del Presidente della Repubblica è motivo di orgoglio e di stimolo, ci sono eccellenze che finalmente richiedono apprezzamento, vi sono enormi potenzialità non tutte coltivate, ma anche molte criticità. Giustamente il Presidente Mattarella ha voluto puntualizzare che l’ENEA non deve considerarsi un’ entità autarchica, ma ”un punto importante di una rete fondamentale”. Quindi al giusto riconoscimento del ruolo di ricerca dell’ENEA dovrebbero seguire politiche coerenti sia in termini di finanziamenti che di gestione, ma anche di valorizzazione del personale, ovvero di quella componente dimenticata da questo vertice, ma che in un Ente di ricerca è la vera forza trainante. D’altra parte non ci stupiamo del fatto che si è in continua opera di delegittimazione delle organizzazioni sindacali. Chissà cosa ne pensa il Presidente della Repubblica che anche recentemente ha criticato le politiche di “disintermediazione” portate avanti dalle forze più retrive del paese, politiche che invece trovano nell’Ente un punto di forza. Come stupirsi anche, se le 13 RSU nel territorio nazionale, unico caso in Italia, hanno un unico interlocutore centrale e lontano, alle dirette dipendenze del vertice, a cui non deve sfuggire nulla.  

Sulla situazione dell’ENEA, su queste criticità, sull’esigenza di un accordo complessivo, i delegati dell’ente della FLC CGIL ne hanno discusso con la Segreteria nazionale il 17 settembre scorso e torneranno a riunirsi nel mese di ottobre e sicuramente il tema di un nuovo slancio della ricerca energetico-ambientale sarà un tema della stagione congressuale della CGIL.

Comunque la visita del Presidente è stato uno shock per il Centro Ricerche della Casaccia, il quale in questi  anni ha raggiunto apici di degrado delle strutture e infrastrutture. Una cinquantina di ricercatrici e ricercatori si erano organizzati gratuitamente in una Commissione Ottimizzazione Risorse e Risparmio (CORR). Il  loro Progetto era appunto quello di ridisegnare il Centro in una logica di sostenibilità, Progetto Casaccia Emissioni Zero. Sono stati derisi, alcuni puniti, alla fine si sono dovuti arrendere e dimettere, ma nessun pannello solare è stato però mai installato, in un centro caratterizzato da black out e da consumi che si possono definire energivori. Siamo peraltro al paradosso: abbiamo il centro tecnologico più grande italiano che fa della ricerca in energia rinnovabile ed efficienza energetica i propri punti di forza, ma non la applica però per la sua stessa sussistenza. Come quel medico che sollecita a non fumare, ma intanto fuma davanti a tutti i pazienti.

Comunque finalmente, grazie a al Presidente Mattarella e all’impegno di decine di operai attivati per settimane, un po’ di strade sono state asfaltate, un minimo di tinteggiatura è stata fatta, un po’ di decoro ristabilito rispetto all’avvilente sensazione, al mattino, di entrare a lavorare in una borgata abbandonata. Occorrerà invitare un altro Capo di stato per completare l’opera nelle zone non visitate dal Presidente Mattarella oppure provvedere ad un nuovo invito.

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