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Brindisi: il Consorzio tecnologico CETMA in profonda crisi mentre l’ENEA resta a guardare.

9 ingegneri si dimettono per giusta causa per avere almeno la disoccupazione. I dipendenti da mesi senza stipendio

29/06/2017
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Si aggrava ogni giorno di più la crisi del Consorzio Cetma,  Centro di Ricerche Europeo di Tecnologie, Design e Materiali, un' Organizzazione di Ricerca e Tecnologia  mista pubblico –privato con sede a Brindisi che vede come Socio principale l’ENEA con il 50% delle quote.

 Il CETMA  occupa circa 80 ricercatori, l’80% dei quali in possesso di una laurea magistrale con competenze multidisciplinari (ingegneria dei materiali, ingegneria informatica, disegno industriale).

Il Consorzio  svolge da oltre 20 anni attività di ricerca applicata, sviluppo sperimentale e trasferimento tecnologico nel settore dei materiali avanzati (compositi, polimeri, materiali bio-based e da riciclo), dell'ICT (sviluppo di software specialistici per applicazioni innovative nell'ingegneria, nella produzione e nei servizi) e dello sviluppo di prodotto con attività esterna senza scopo di lucro e reinveste tutti gli utili in progetti di ricerca, formazione e trasferimento tecnologico.

Il CETMA, uno degli organismi di ricerca pubblico-privato più importanti del Mezzogiorno   oggi  versa in una situazione di estremo disagio finanziario a causa dei ritardi cronici del Ministero dell’Istruzione dell’Università e Ricerca relativi in particolare alla verifica e liquidazione dei Progetti di Ricerca finanziati dal PON Ricerca e Competitività 2007-2013.

Il CETMA, in particolare, è da molti mesi in attesa di incassare diversi milioni di Euro a fronte dei 21 milioni di Euro già spesi su n. 23 progetti di ricerca e formazione completati al 31/12/2015.

In data 6 marzo 2017 la Direzione di CETMA ha formulato richiesta al MIUR sullo stato e i tempi di liquidazione dei contributi spettanti a CETMA per i progetti PON REC completati .

In assenza di risposte dal 3 aprile 2017 è stata attivata la CIGO, con riduzione dell’orario lavorativo giornaliero di n.2 ore per tutti gli 80 dipendenti.

Da aprile in definitiva i dipendenti del CETMA non percepiscono gli stipendi,  né le spettanze della cassa integrazione. Una situazione insostenibile che ha già portato 9 dipendenti alle dimissioni, molte delle quali per giusta causa per poter ottenere l’indennità biennale di disoccupazione, unico sostentamento in attesa di trovare una nuova collocazione.

E recependo le indicazioni dei dipendenti possiamo affermare che molti altri autolicenziamenti arriveranno nei prossimi giorni.

Un esito della crisi sconfortante che sta producendo la perdita di competenze fondamentali, molti dei ricercatori che si sono licenziati hanno anche 15 anni di esperienza nel settore della ricerca e del trasferimento tecnologico, per un territorio come quello brindisino e meridionale in genere.

Un depauperamento che procede nel  silenzio delle Istituzioni, o al più nelle promesse che finiscono per essere da marinaio, come quelle della  Ministra Fedeli in visita proprio al Cetma alla vigilia delle primarie del PD del 30 aprile.

Ma c’è anche da chiedersi quali azioni intende intraprendere l’ENEA socio di maggioranza, vista la sua quota del 50% nel consorzio. Cosa intende fare?  Intende chiedere con forza al MIUR lo sblocco delle spettanze? Intende nel frattempo intervenire direttamente per dare continuità alle attività ed impedire il lento e continuo sgretolamento del CETMA? O intende far finta di niente, non assumendosi le proprie responsabilità magari puntando ad un ridimensionamento del CETMA

Su questo chiediamo risposte precise e tempestive  al vertice dell’ENEA. Ma pensiamo che di questa crisi non possa essere indifferente anche il MISE, non perché coinvolto nelle responsabilità dirette della crisi, ma certamente interessato a non far arretrare le potenzialità delle attività tecnologiche presenti nel meridione ed istituzionalmente più esperto nell’affrontare situazioni di crisi industriali.

Va sottolineato che proprio il 20 giugno è stato pubblicato in G.U. il Decreto Legge n.91 a firma dell’intero Consiglio dei Ministri riguardante “Disposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno”. L’obiettivo è “dare maggior impulso allo sviluppo della cultura imprenditoriale e dell’innovazione nelle regioni del Mezzogiorno”.  Si parla di incentivi e di agevolazioni in questo provvedimento, ma sarebbe auspicabile che si cominciasse col saldare i crediti o trovare misure transitorie di copertura in attesa del saldo ed evitare così crisi occupazionali e colpi a processi di innovazione già presenti nel Mezzogiorno.  In questo senso anche il Ministero per la coesione territoriale e il Mezzogiorno potrebbe dare un contributo alla soluzione.  

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